Sulmona, la città dei confetti.

03 Mar 2026

Sulmona, dove l'arte del confetto incontra la bellezza di una città. Sulmona la dolce Questo dovrebbe essere l'appellativo giusto per Sulmona, dove l'arte del confetto incontra la…

Autore

Antonella Caprioli

Sulmona città dei confetti

Sulmona, dove l’arte del confetto incontra la bellezza di una città.

Sulmona città dei confetti

Sulmona la dolce

Questo dovrebbe essere l’appellativo giusto per Sulmona, dove l’arte del confetto incontra la bellezza di una città accogliente, elegante, che incanta da secoli.

Passeggiare per le vie di Sulmona è un’esperienza unica in cui le bellezze architettoniche si fondono con l’esplosione di colori e profumi delle botteghe artigianali di confetti che spuntano ovunque per le strade.

Il nome di Sulmona è indissolubilmente legato ai confetti che non sono semplici bon bon, ma un simbolo culturale identitario che racconta la storia e l’artigianato locale.

Saranno gli emigranti a farli conoscere nel secolo scorso in tutto il mondo. I confetti a Sulmona si producono già nel medioevo; tuttavia, non si parla di confetto ma di confettura, termine che indicava mandorle e noci ricoperte di miele.  

Sulmona città dei confetti

Perchè proprio a Sulmona? 

Perchè Sulmona si trovava sulla Via degli Abruzzi, un arteria importante che collegava Napoli con Sulmona, L’Aquila, Perugia e la Toscana.

Si passava di qui per evitare le “malue fontine” (malattie malariche) della costa e l’attraversamento dello Stato Pontificio; e poi per la produzione di mandorle dolci, uno degli ingredienti fondamentali per i confetti.

Inoltre, perchè le zone centrali dell’Abruzzo, in particolare nel ‘500 e ‘600, erano molto ricche grazie alla transumanza.

L’unione di questi fattori ha permesso la nascita di questo dolce a base di zucchero (saccarosio) e mandorle alla fine del ‘400, inizio del ‘500. 

Nel XV secolo furono le Clarisse del Monastero di Santa Chiara a confezionare i primi mazzolini di fiori di confetto avvolgendo gli stessi in fili di seta per farne omaggio alle nobildonne che andavano spose. 

Preparavano questi piccole delizie per cerimonie religiose e occasioni importanti, essi costituivano dono graditissimo anche a principi e vescovi, gli unici a potersi permettere di mangiare zucchero a volontà. Solo nella festa dell’Assunta, il 15 di agosto, durante la Giostra, il magistrato della città, insieme ad altri nobili, allestiva un carro dall’interno del quale lanciava confetti al popolo. In un’epoca in cui lo zucchero era un prodotto raro e prezioso, i confetti erano destinati solo alle famiglie più ricche. 

Nei secoli a venire fu la crescente disponibilità dello zucchero e l’abbondanza di mandorle nelle campagne locali a dare un grande impulso alla produzione dei confetti che uscì dal chiuso del convento e permise agli abili artigiani locali di iniziare a sperimentare e ad affinare le lavorazioni; nacquero così le prime botteghe in città.

Nel 600 il confetto assume la forma e gli ingredienti così come noi lo conosciamo oggi, ma rimane ancora un prodotto di lusso a causa del costo e della scarsità della materia prima, lo zucchero, che viene importato dall’estero. 
Tra il 700 e l’800 la rivoluzione industriale permise un ulteriore passaggio che trasformò la produzione da domestica a organizzata con l’introduzione delle bassine rotanti, grandi calderoni di rame utilizzati per rivestire le mandorle con sottili strati di zucchero rendendo possibili l’aumento della produzione pur mantenendo una grandissima qualità.

Ci sono documenti risalenti agli inizi dell’Ottocento che riportano la presenza di 12 fabbriche che producevano circa 1.000 libbre (circa 500 kg) di confetti al giorno divenuti così famosi ed apprezzati da essere esportati in tutta Italia.

Ciò che rende unico il confetto di Sulmona è sia l’esclusivo brevetto di lavorazione che permette allo zucchero di fissarsi alla mandorla o ad altro ingrediente senza aggiunta di amidi e farine, ma soprattutto le splendide lavorazioni artigianali. Chi viene a Sulmona per la prima volta resta incantato dalla grande quantità di cesti ricolmi di Fiori di Confetto coloratissimi e dalle forme più svariate che molti negozi artigianali del centro storico espongono agli occhi del turista.

Sulmona città dei confetti

È difficile restare indifferenti ad una spiga di grano, ad un tralcio d’uva, ad una viola del pensiero profumata di zucchero e mandorle. 

Oggi le mandorle non si coltivano più nelle campagne di Sulmona, ma direttamente dalla Sicilia arriva la straordinaria Avola a garantire un prodotto di eccellenza e la produzione si è arricchita di tante varianti con ingredienti sempre nuovi: frutta, liquori, cioccolato, nocciole e la cannella tanto amata da Giacomo Leopardi.

Si racconta che il poeta, qualche ora prima di morire, volle mangiare un confetto cannellino di Sulmona, che da allora assunse il predicato nobiliare di Leopardi. 

Si può quindi capire che comprare i confetti per un turista non è solo comprare un piccolo dolce, un souvenir come tanti, ma significa carpire l’identità stessa della città.

Come si riconosce un vero confetto di Sulmona?  

La glassatura deve essere sottile, liscia, mai spessa;  

La mandorla deve essere grande, dolce, intera;  

La forma deve essere elegante, mai tozza.  

Un vecchio trucco artigianale è quello di scuotere il confetto vicino all’orecchio; i confetti artigianali non fanno rumore perché la glassa sottile aderisce perfettamente alla mandorla. E se si vuole essere sicuri che la glassa non contiene farine o amidi? Si immerge un confetto in un bicchiere d’acqua, questa dovrà rimanere trasparente, a significare che non sono stati usati additivi. 

Per chi volesse approfondire la storia, le tecniche di produzione, l’evoluzione degli strumenti e le antiche ricette, il “Museo dell’arte e della tradizione confettiera” merita sicuramente una visita.

Sulmona città dei confetti

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