La cultura della memoria nel cuore del Gran Sasso per L’Aquila 2026
Il progetto de L’Aquila Capitale della Cultura 2026 non si limita al centro urbano del Capoluogo, ma propone un modello di cultura diffusa abbracciando tutti i paesi e i borghi della conca aquilana.
Uno di questi è Villa Santa Lucia degli Abruzzi, con la sua frazione Carrufo.
A 900 mt di altitudine, grazie anche alle faggete che la circondano, era considerata stazione climatica, come si evince da alcuni documenti fotografici del secondo dopoguerra.

Porta di accesso privilegiata per il Comprensorio del Voltigno e Campo Imperatore custodisce nel proprio territorio memorie della civiltà agro-pastorale palesata in una chiesa rupestre, capanne in pietra (rifugio di pastori transumanti lungo il braccio del Tratturo Magno) e scorci mozzafiato sulla Valle del Tirino.
Il visitatore ne trova testimonianze sia presso il Museo delle Capanne in Pietra nei locali delle ex scuole, sia nel Museo del Lupo e della Pastorizia a Carrufo.
Da sempre terra di produttori di tartufo, di olio, di vino e di allevatori di ovini essa è testimone di come l’attuale microimprenditoria animi questi luoghi conciliando l’originalità artigianale con le tecniche più attuali.

La vivacità culturale del luogo si manifesta in numerosi esempi di rilettura delle tradizioni e proposte di confronto e condivisione (feste patronali, realizzazione del Presepe in legno di Carrufo).
L’ultimo dato Istat pubblicato ha citato Villa Santa Lucia come il comune con l’età media più alta, la cui chiave di lettura dinamica è proprio quella della custodia della memoria e delle tradizioni e infatti, oggi, con i suoi circa 90 abitanti essa è l’esempio di come la cultura possa agire da collante per contrastare lo spopolamento e rigenerare il tessuto sociale.





